Operazione del NIC della Polizia Penitenziaria in collaborazione con lo SCICO della Guardia di Finanza: sventata rete criminale guidata da detenuto al 41-bis

 


Operazione del NIC della Polizia Penitenziaria in collaborazione con lo SCICO della Guardia di Finanza: sventata rete criminale guidata da detenuto al 41-bis

Importante operazione congiunta delle forze dell’ordine ha portato all’esecuzione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di tre soggetti gravemente indiziati di appartenere a un’associazione armata di stampo mafioso.
L’indagine, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha visto un ruolo rilevante della Polizia Penitenziaria, in particolare del Nucleo Investigativo Centrale (NIC).

Operazione, svolta in sinergia con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli

L’operazione, svolta in sinergia con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, ha fatto emergere una rete criminale guidata da un esponente di spicco del clan “Lo Russo”, recluso dal 2010 in regime di 41-bis per omicidio premeditato.
Nonostante le restrizioni imposte dal carcere duro, il detenuto avrebbe continuato a ricoprire un ruolo apicale all’interno della fazione denominata “‘ncopp Miano”, impartendo ordini e dirigendo operazioni illecite.

Il ruolo strategico svolto della Polizia Penitenziaria

La Polizia Penitenziaria, attraverso il proprio Nucleo Investigativo Centrale, ha svolto un lavoro strategico nell’individuazione e monitoraggio delle attività illecite gestite dal detenuto.
Le indagini hanno rivelato che quest’ultimo, avvalendosi di cellulari clandestini e comunicazioni criptate, ha continuato a dirigere operazioni di riciclaggio, usura e trasferimenti fraudolenti di valori. Fondamentale è stata la capacità degli investigatori della penitenziari di intercettare e decodificare le comunicazioni tra il detenuto e i suoi familiari, che fungevano da esecutori materiali delle sue direttive.

Il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria ha contribuito a smascherare un sistema ben strutturato che prevedeva l’utilizzo di messaggistica clandestina, inviata anche tramite applicazioni come WhatsApp ed e-mail.
Questi strumenti permettevano al detenuto di mantenere un controllo operativo sulle attività del clan, nonostante il regime di massima sicurezza.

Le attività illecite smascherate

Dalle indagini è emerso un complesso sistema di riciclaggio e usura, basato su una notevole disponibilità di denaro contante.
I familiari del detenuto, in particolare la moglie e il figlio, avrebbero concesso prestiti a tassi usurari, minacciando i debitori per ottenere la restituzione.
Le somme accumulate venivano poi reinvestite in beni di lusso, come orologi di pregio acquistati anche all’estero con criptovalute.

Il gruppo criminale utilizzava inoltre prestanome per intestare immobili, aziende e altre attività, tra cui commerci di calzature, pellame e lavanderie, eludendo le misure di prevenzione patrimoniale e frodando il fisco con l’emissione di false fatture per un valore complessivo stimato in circa 10 milioni di euro.

I sequestri e le perquisizioni

L’operazione odierna si colloca in continuità con un’attività già avviata nel giugno 2024, quando erano stati sequestrati beni per un valore complessivo di oltre 8 milioni di euro.
Tra questi, figuravano 8 immobili, 12 lotti di terreno, 5 complessi aziendali, 20 orologi di lusso e circa 400 mila euro in contanti.

In data odierna, oltre all’esecuzione delle misure cautelari, sono state effettuate numerose perquisizioni nelle province di Napoli e Caserta, nonché in altre località del territorio nazionale.
La Polizia Penitenziaria, in collaborazione con le altre forze dell’ordine, ha garantito un coordinamento capillare per il successo delle operazioni.

L’importanza del lavoro svolto dalla Polizia Penitenziaria nella lotta alla criminalità organizzata

L’operazione rappresenta un esempio concreto dell’importanza del lavoro svolto dalla Polizia Penitenziaria nella lotta alla criminalità organizzata.
Non solo una funzione di custodia, ma un impegno attivo nelle indagini, che ha permesso di interrompere una rete criminale capace di operare anche all’interno delle carceri.
I destinatari delle misure cautelari restano indagati e presunti innocenti fino a sentenza definitiva, ma il risultato conseguito conferma l’efficacia del sistema investigativo italiano nella lotta alle mafie.

Giovanni Battista de Blasis

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